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Cura e manutenzione

Perché la corteccia del tronco si screpola? Evita questo errore comune che compromette la salute degli alberi

📅 15 Agosto 2026✍️ di Alessio Curioni⏱️ 6 min di lettura

Quando la corteccia si screpola, l’albero ci sta dicendo che qualcosa non va nell’equilibrio tra acqua, temperatura e crescita. Nel mio frutteto familiare a Pavia l’ho visto succedere soprattutto su albicocchi e meli giovani dopo inverni ballerini: sole forte di giorno, ghiaccio di notte, e il tronco che fa una crepa verticale come una cerniera che salta. La buona notizia è che si può intervenire in modo semplice, senza ricorrere a “cure miracolose” che spesso peggiorano la situazione.

Le cause principali delle screpolature

La fessurazione della corteccia non ha quasi mai una sola causa. È l’incrocio di fattori climatici, idrici e di gestione. Ecco quelli che incontro più spesso.

Escursioni termiche invernali. Il classico è il colpo di sole invernale: il lato sud-ovest del tronco si scalda, i tessuti riprendono attività, poi arriva il freddo serale e l’acqua nei tessuti gela e si espande. La spinta interna apre la corteccia. È un fenomeno legato al Gelo e ai rapidi sbalzi tra giorno e notte.

Stress idrico. Annaffiature superficiali e frequenti fanno radici pigre in alto. Poi una settimana di caldo e vento asciuga il suolo e la pianta collassa: i tessuti più esposti (corteccia e cambio) si disidratano e si lesionano. La dinamica è accentuata dall’Evapotraspirazione estiva.

Crescita troppo vigorosa. Eccesso di azoto a fine estate o potature drastiche stimolano getti teneri che non lignificano bene prima dell’inverno. Sono i primi a screpolarsi alla prima gelata.

Patogeni del legno e insetti. Cancro rameale e scolitidi approfittano di una ferita o di un indebolimento. La screpolatura può essere l’effetto visibile di un problema già in corso sotto la corteccia.

Danni meccanici. Decespugliatore, sfregamento di legacci troppo stretti, urti con la carriola: microferite ripetute che diventano porte d’ingresso per funghi e cause di fessurazione.

Specie e portinnesti. Alcune specie (albicocco, ciliegio, susino, melo giovane, noce) sono più sensibili, e anche la scelta del portinnesto incide su vigore e lignificazione.

L’errore comune da evitare

Il riflesso più diffuso, e purtroppo sbagliato, è “chiudere” la spaccatura con smalti o mastici impermeabili e spessi. È un errore che ho commesso anch’io anni fa su un ciliegio: pensavo di proteggerlo, invece ho intrappolato umidità sotto la pellicola. Risultato? Tessuti macerati e un cancro che si è allargato in primavera.

I prodotti non traspiranti impediscono lo scambio d’aria e ostacolano la naturale compartimentazione della ferita. La corteccia, per guarire, ha bisogno di asciugare e formare tessuto di cicatrizzazione ai bordi. Sigillare “a tappo” favorisce marciumi e funghi del legno.

Se serve un ausilio, scegliete protettivi traspiranti (a base di argille, resine naturali, propoli) e usateli come film leggero, non come stucco. Spesso è meglio non mettere nulla e concentrarsi su ombreggiatura, irrigazione corretta e protezione meccanica del tronco.

Cosa fare subito su un albero già screpolato

Quando noto una crepa nel tronco, mi muovo così. È una procedura semplice, che riduce rischi e aiuta la pianta a riprendersi.

  • Ispeziona e pulisci con delicatezza. Con una lama ben affilata e disinfettata (alcool 70%), rimuovo solo i lembi di corteccia già morti e sollevati. Non allargo la ferita e non tocco il cambio vivo.
  • Disinfetta gli attrezzi, non la ferita. Evito prodotti aggressivi direttamente sul tessuto; al massimo, una leggera spennellata di rame a bassa concentrazione in inverno, solo sui bordi lignificati e mai a temperature di gelo.
  • Ombreggia il lato esposto. Sul lato sud-ovest monto una retina ombreggiante leggera o una protezione in canniccio. In alternativa, imbiancatura traspirante del tronco con caolino e acqua (sospensione al 5–7%).
  • Pacciama e irriga in profondità. Uno strato di 6–8 cm di cippato o foglie compostate intorno al colletto (lasciando 5 cm liberi dal tronco) e un’irrigazione lenta e profonda ogni 7–10 giorni in assenza di piogge, piuttosto che bagnare poco e spesso.
  • Stop all’azoto. Niente concimi azotati finché la pianta non ha ripreso equilibrio; in primavera, un ammendante organico ben maturo è più utile di un “booster”.

Mi è capitato di recente con un albicocco di quattro anni: dopo una gelata secca di gennaio e un febbraio soleggiato ho trovato una fessura di 20 cm. Ho pulito i lembi secchi, imbiancato con caolino, messo pacciamatura fresca e regolato l’irrigazione: in due mesi il bordo della ferita ha iniziato a cicatrizzare e la pianta ha fiorito regolarmente.

Prevenzione, stagione per stagione

La prevenzione fa la differenza, soprattutto nei piccoli frutteti familiari. Ecco la scaletta che seguo nel mio cortile- frutteto a Pavia.

  • Autunno: sospendo l’azoto da fine agosto, faccio una buona irrigazione di fine stagione prima dei primi freddi, applico imbiancatura traspirante sui giovani tronchi più esposti.
  • Inverno: controllo legacci e tutori (mai troppo stretti), proteggo il lato sud-ovest con cannicciato o reti leggere, evito potature in giornate di gelo o con nebbia persistente.
  • Primavera: potature di contenimento leggere, nessun “taglio drastico”; controllo fori o segatura sospetta (scolitidi) vicino alle screpolature e, se necessario, intervengo con trappole e rimozione del legno infestato.
  • Estate: irrigazione profonda e diradata, pacciamatura sempre in ordine, ombreggiatura temporanea nelle ondate di calore. Niente colpi di decespugliatore al piede: meglio un disco di pacciamatura fisso.

Un lettore di Vigevano mi ha scritto del suo melograno con piccole crepe dopo una settimana di caldo torrido: beveva ogni sera “un po’ d’acqua”. Gli ho consigliato di passare a un’irrigazione profonda una volta a settimana e di pacciamare: in tre settimane le crepe si sono asciugate senza allargarsi.

Specie più a rischio e accorgimenti nel frutteto familiare

Albicocco, ciliegio, susino e melo giovane sono i più esposti ai colpi di sole invernali e allo stress idrico. Il noce soffre gli sbalzi termici e i danni da attrezzi. Gli agrumi in zone fredde mostrano screpolature dopo gelate tardive.

Per i giovani alberi metto sempre:

Un tutore solido, legacci elastici e larghi (controllo ogni stagione). Una protezione del tronco traspirante: spirali microforate o cannicciato; le tolgo a fine inverno per evitare condensa e ospiti indesiderati. Un’“imbiancatura” traspirante tra novembre e febbraio, soprattutto sui lati sud e ovest.

Sulla gestione dei tagli, evito le potature severe che risvegliano ricacci vigorosi a fine estate: meglio interventi graduali e programmati, che aiutano la pianta a lignificare per tempo. E quando lavoro col decespugliatore, poso una tavola davanti al tronco: sembra banale, ma mi ha salvato più di una corteccia.

Quando chiamare un professionista

Se la fessura è profonda e supera un terzo della circonferenza del tronco, se noti essudazioni scure o odore di marcio, oppure se compaiono numerosi fori di sfarfallamento, conviene una valutazione di un arboricoltore. A volte la screpolatura è la spia di un cedimento strutturale o di un cancro avanzato: intervenire in sicurezza è la priorità.

Il succo pratico

Le screpolature della corteccia nascono quasi sempre da uno squilibrio tra clima e gestione. Evita di “sigillare” con prodotti non traspiranti: è l’errore che compromette davvero la salute dell’albero. Meglio favorire asciugatura, ombreggiare, irrigare in profondità e proteggere meccanicamente il tronco. Con pochi gesti fatti bene, anche un piccolo frutteto domestico resta sano e produttivo.

Alessio Curioni

Alessio si è avvicinato al giardinaggio trasformando il cortile della sua casa a Pavia in un piccolo frutteto. Appassionato di piante da frutto autoctone, racconta ai lettori come avviare piccoli frutteti familiari e valorizzare le specie locali.